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Il disabile e la società
IL DISABILE E LA SOCIETA'
 
di Giulia Renzi
     
Nel corso dei secoli la tematica della diversità è sempre stata affrontata nella stessa maniera…ovvero: cosa pensa la società del disabile o di colui che ha qualche problema?
Sappiamo già che noi chiamati "normodotati" abbiamo un modo di vedere il soggetto disabile (chiamato oggi diversAmenteabile) abbastanza drastico e che si può riassumere in questo modo:
  • Il disabile ci fa paura perché è diverso, e la diversità concepita come "non normalità"ci spaventa molto perché non ci siamo abituati.Noi amiamo le cose standard, tradizionali e le novità ci piacciono ma fino ad un certo punto…

  • Il disabile lo vediamo e lo consideriamo sotto la forma di pietismo "Poveretto…non vorrei essere nei suoi panni…"
  • Guardiamo il disabile in maniera più ottimista, ci commuoviamo nel vederlo mentre affronta le cose di ogni giorno, e siamo contenti di lui perché siamo più sensibili in quanto lo accettiamo per come è  e lo valorizziamo in tutto e per tutto (o magari in qualche aspetto)attraverso anche una relazione con lui.Quindi qui ci può essere la svolta rispetto ai punti precedenti…

Ma ora la scena proviamo a cambiarla…
mettiamoci nei loro panni… cosa pensano i disabili di noi?

Personalmente per rispondere a questa domanda bisogna fare un piccolo passo indietro…cioè cosa pensano i disabili di se stessi?
Io credo che tutto dipenda dal fatto se si accettano o no. Nella mia esperienza di volontaria, o di lavoratrice in cooperative per disabili, mi è capitato di conoscere entrambe le possibilità… chi si accetta affronta la vita in maniera abbastanza positiva e non ha paura degli altri, e li considera un forte aiuto e sostegno morale innanzi tutto, e questo è fondamentale per aumentare anche la loro autostima e fiducia in se stessi e negli altri.
Invece chi non si accetta, chi non vuole rendersi conto della situazione o chi proprio non sopporta il proprio stato tende ad isolarsi, a non accettare nessun tipo di aiuto e vede la società come un ostacolo grande, e alle volte proprio non la accetta e si ribella come può. Nei casi più di routine le persone con disabilità rifiutano tutto e il primo che si occupa di loro magari in maniera gentile e disinteressata può subire tutta l'angoscia e il malessere del soggetto disabile.
Dott.ssa Giulia Renzi
   

 
 


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