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Droga: Prevenzione e strategia
DROGA:
PREVENZIONE  E STRATEGIE
 
di Valentina Sciubba
 
Ancora oggi il fenomeno della tossicodipendenza, benché sembri meno urgente rispetto ad alcuni anni fa è diffuso e fonte di gravi problemi a livello sociale, personale e familiare. Tragedie che spesso si consumano nell’ambito degli affetti, episodi di criminalità giovanile o anche scontri di mafia stanno a ricordarci non solo la sua esistenza, ma anche che intorno ad esso gira un enorme flusso di  denaro gestito dalla criminalità organizzata con le ovvie ricadute sociali che questo comporta. Esistono diversi tipi di droghe e forse possiamo dire che un po’ come una moda, ogni decennio e ogni generazione hanno avuto la “loro” droga. Nei Settanta c’era l’eroina per la quale morirono cantanti famosi, negli Ottanta la cocaina di Maradona,  nei Novanta c’è stata l’esplosione delle droghe cosiddette “sintetiche” ovvero le pasticche dei sabato sera in discoteca e poi di nuovo recentemente la cocaina.  A spaziare negli anni, ci sono gli spinelli a base di hashish o di marijuana che, sia perché considerati meno nocivi rispetto alle altre droghe, sia perché meno cari, hanno avuto sempre largo consumo.
 
La società ha cercato varie strade per recuperare i tossicodipendenti, ma a volte di fronte alla difficoltà del compito si è scelta la strategia del male minore, come nelle politiche di “riduzione del danno”. Ridurre il danno significa cercare di aiutare ugualmente il tossicodipendente che non riesce a disassuefarsi focalizzando l’assistenza su altri aspetti che limitino almeno la pericolosità dell’assunzione: prevenendo quindi le malattie correlate, curando la qualità di vita ecc.
 
Capire per intervenire
 
I TIPI DI DROGA
 
L’eroina è una droga ad azione istantanea i cui effetti durano al massimo 4-6 ore. Dopo circa 8-12 ore dall’assunzione si affacciano i primi sintomi delle famose crisi di astinenza. Dopo 48 ore si raggiunge il top della crisi e in tutto questo tempo l’unico interesse del tossicodipendente sarà il dove e il come procurarsi una nuova dose.
 
La dipendenza da eroina è sia di tipo fisico che psichico, in altre parole dà luogo a una sindrome da astinenza in cui a sintomi psichici, quali ansia, depressione, desiderio di assumere nuovamente la sostanza, irritabilità, si associa una sintomatologia fisica con dolori muscolari, vomito, tachicardia, cefalea, ecc…E’ l’organismo che richiede una nuova dose perché ormai vi si è assuefatto. Per altre sostanze quali la cocaina sono prevalenti i sintomi della dipendenza psichica che è molto grave e prolungata nel tempo soprattutto per quanto riguarda il desiderio irresistibile di riassumerla per sperimentarne di nuovo l’effetto, mentre i sintomi fisici sono meno rilevanti. Ciò non significa che siano assenti i rischi di overdose e di problemi fisici seri, in particolare a carico del cuore, che possono derivare sia da un uso cronico come da un’intossicazione acuta.
 
Un esempio di dipendenza prevalentemente psicologica di tipo più moderato può essere rappresentato dalle cosiddette droghe leggere.
 
Per droghe leggere si intendono i derivati della pianta cannabis: marijuana e hashish. Dopo la classica “canna” si può andare incontro a diversi stati psicologici dettati dalla situazione nella quale ci si trova e dallo stato psichico in cui si è. Si può essere euforici, depressi, ansiosi ed estraniati. A parte la più elevata tossicità rispetto alle sigarette (rapporto 4 a 1) per eventuali rischi di malattie polmonari, è comunque accertato che un consumo prolungato nel tempo del “fumo” produce effetti negativi come riduzione di interessi, isolamento sociale, scadente rendimento scolastico e sul lavoro fino ad episodi psicotici. Comunque sulle droghe leggere e sulla loro liberalizzazione il dibattito è aperto a  molti livelli. A  livello medico non tutti sono d’accordo sui tassi di nocività, mentre a livello politico si discute sugli effetti sociali e morali di una liberalizzazione. A chi auspica (come i radicali di Pannella) una liberalizzazione anche per contrastare la criminalità organizzata si contrappone chi, pur considerandole leggere, valuta le canne una sorta di primo passo verso cocaina ed eroina. Resta il fatto che, in barba a politiche liberalizzatici o proibizionistiche, il consumo di droga c’è sia dove è liberalizzato (come in Olanda) sia dove è vietato. Questo ci fa capire che non è tanto un problema di leggi, ma piuttosto di maturità e di responsabilità.
 
Il mercato sforna comunque nuove sostanze e così negli anni novanta dai laboratori chimici sono uscite le nuove droghe di sintesi, eredi del vecchio LSD. Ecstasy e anfetamine hanno trovato smercio nelle discoteche, facendo proseliti anche tra giovani molto diversi dal classico eroinomane. La “pasticca” infatti ti fa sentire euforico, sicuro di te e instancabile, pronto a “ballare tutta la notte”. Per tutto ciò però bisogna pagare un prezzo troppo alto in termini di salute; infatti oltre agli effetti psichedelici, ci sono nausee, febbre, ipertensione, tachicardia, insonnia. Tutto ciò senza contare che un uso regolare porta al danneggiamento dei neuroni cerebrali, con possibili disturbi psichici e cardiovascolari. Val la pena di bruciarsi il cervello solo per passare una sera in allegria?
 
Per maggiore informazione ricordiamo la normativa vigente in Italia in materia di droga. E’ un argomento un po’ confuso. Quasi tutti sanno che “l’uso personale” non viene punito (pochi sanno invece che la quantità per l’uso personale non sta scritta in nessuna legge). Al contrario lo spaccio, il traffico e la produzione sono puniti severamente. Chi fa uso personale però non se la cava tanto facilmente perché, anche se non punito penalmente, va incontro a varie sanzioni amministrative (ad esempio il ritiro della patente). Se poi trova dei poliziotti scrupolosi ed è in possesso di una certa quantità di droga, la storia si fa difficile. Infatti, non essendo determinata la quantità per l’uso personale, spesso si può essere arrestati comunque. Vai poi a dimostrare che quella era tutta roba tua…
 
Non averci a che fare è sicuramente la cosa migliore.
 
PERCHE’ SI ASSUMONO LE DROGHE
 
Se ci fosse una risposta chiara a questa domanda sarebbe sicuramente più facile affrontare il problema della tossicodipendenza. Il fatto è che probabilmente le risposte sono più d’una e non è sempre facile trovarle.
 
A livello fisico si sa che le droghe agiscono nelle parti del nostro cervello che si attivano quando riceviamo qualche stimolo gratificante. In pratica le droghe forniscono dei falsi segnali di benessere sostituendosi, con meccanismi chimici, a stimoli che potremmo ricevere in maniera “naturale”. E’ in questo senso che spesso si sente parlare della droga come di una “scorciatoia”, di un mezzo più facile e rapido per sentirsi bene. Bisogna capire comunque che quel senso di benessere che la droga dà è solo qualcosa di virtuale e passeggero. Non si può imbrogliare se stessi e il cervello per molto tempo.
 
Capire perché l’individuo ricerca la droga è un problema spinoso: alcuni sostengono che l’uso di droga possa favorire la meditazione e il rilassamento, come una sorte di chiave per aprire maggiormente le nostre “porte della percezione”: Il desiderio di modificare ed espandere gli stati di coscienza è sempre esistito nell’umanità: si pensi a fenomeni come la meditazione, l’estasi o la ricerca di stordimento rinvenibile persino nei bambini (chi non ha mai aperto le braccia e girato vorticosamente su se stesso? Anche quella è una ricerca di stordimento, per vedere il mondo un po’ sottosopra).
 
L’adolescenza è poi un periodo in cui si è alla ricerca di esperienze nuove, pronti a mettere alla prova le recenti capacità di “giovane adulto”. L’adolescente è “affamato di sensazioni” che possano dare sfogo alla sua grande energia. Purtroppo nella ricerca di sensazioni forti spesso ci si imbatte anche in cose rischiose per la salute come appunto le droghe. In tal senso la droga è spesso una reazione alla noia e alla routine della vita quotidiana. La “canna” è vista come un gioco, come qualcosa che unisce perché tutti se la passano e tutti tirano dallo stesso filtro. Bisognerebbe capire che il nostro organismo è capacissimo di produrre “droghe naturali” senza il bisogno di fumarsi dell’erba.  E’ l’adrenalina quella che si cerca? E’ dentro di noi che si trova e non fuori.
 
Bisogni di sensazioni forti o di evadere dalla routine possono anche essere interpretati come bisogni di divertirsi, scherzare, trasgredire, giocare, vivere. La parola “divertimento” in effetti deriva etimologicamente da “diverso”. Ma ci si può divertire immensamente senza ricorrere alle pasticche o all’alcool.
 
Il problema non è tanto quello di reprimere questi bisogni che sono legittimi e naturali (l’uomo non è fatto forse anche per giocare o per superarsi?), quanto trovare il modo di soddisfarli senza nuocere alla propria salute. Lo spinello fumato insieme testimonia per esempio la ricerca di solidarietà con gli amici. Il bisogno di intimità col gruppo rivela l’importanza e la bellezza dei rapporti interpersonali positivi e coinvolgenti. Queste cose sono naturali e positive, bisognerebe perciò aiutare il giovane in difficoltà a trovare le vie per soddisfare questi bisogni nella vita reale, senza ricorrere alla soddisfazione illusoria delle droghe.
 
FATTORI  DI  RISCHIO
 
Una spiegazione usata sovente per capire perchè si assumono droghe è il concetto di disagio. Questo non ha un significato lineare e chiaro per tutti poiché  spesso ciò che fa star male una persona non è detto che ne faccia star male un’altra. Ciò nonostante si riconoscono abitualmente alcuni fattori di rischio per l’entrata e la permanenza di un soggetto nel pianeta droga. Molti studiosi pensano che essere giovani sia quasi un requisito essenziale per accostarsi la prima volta alla droga.
 
L’adolescenza rappresenta una fase di vita in cui si affacciano alcuni problemi difficili da superare. L’acquisizione dell’identità appare oggi molto più difficile  che in passato sia per una generale crisi e relativizzazione dei valori, sia per il moltiplicarsi delle possibilità di scelta conseguenti alla crescente complessità della società. Ragazzi con difficoltà di inserimento sociale e lavorativo, con problemi di identità professionale sono più facilmente coinvolti in giri di amicizie precarie e fuorvianti. In tali casi il disadattamento sociale e la compagnia di coetanei già coinvolti nell’uso di sostanze stupefacenti sommano le loro influenze negative nel sospingere il giovane verso pericolose strade di evasione. Il conformismo verso il gruppo dei pari è pertanto un altro fattore di rischio.
 
Statisticamente si è osservato che molti soggetti reduci da un’infanzia difficile nell’adolescenza fanno uso di droghe. Anche però chi ha avuto un’infanzia dorata e due genitori iperprotettivi va incontro agli stessi rischi.
 
Un fattore di disagio può essere costituito infatti da difficoltà nel processo di acquisizione dell’autonomia: genitori iperprotettivi, eccessivamente invadenti o al contrario troppo tolleranti, che vivono male il distacco dei figli, finiscono per ostacolare gravemente, anche se inconsciamente, la loro crescita. La paura da parte dei genitori di perdere legami affettivi si trasforma così in una trappola con conseguenze disastrose. La soluzione sta nell’accettare l’evoluzione naturale: i figli devono poter cercare nella società allargata un’autorealizzazione nel lavoro e negli affetti pur restando i genitori un punto di riferimento stabile, la base sulla quale si radica la loro stabilità emotiva. L’acquisizione dell’autonomia e dell’indipendenza da parte dei figli è l’obiettivo principale della loro educazione ed anche il prerequisito perché permanga un buon rapporto affettivo tra essi e i genitori.
 
E’ ovvio che la presenza dei genitori, una presenza che non sia solo fisica, ma reale, fatta di interessamento, trasmissione di regole e valori è un elemento fondamentale per una corretta crescita psicologica del bambino e dell’adolescente; in quest’ottica è soprattutto l’assenza del padre o la sua scarsa rilevanza, come a volte accade per vari motivi, ad essere pericolosa. Infatti il padre è spesso, assai più della figura materna, colui che trasmette e fa rispettare regole di condotta e valori normativi; in tal modo la sua figura “protegge” l’adolescente dall’imboccare pericolose deviazioni  di comportamento.
 
Genitori che per una sorta di compenso delle privazioni da loro sofferte, cercano di dare ai propri figli di tutto e di più, possono paradossalmente rendere più facile la strada verso la droga. Infatti anche chi ha il motorino all’ultima moda e le scarpe firmate ai piedi prima o poi va a sbattere il muso contro il primo fallimento. Per chi non c’è abituato può essere uno shock insormontabile e la droga un facile rifugio.
 
Anche chi si trova in situazioni di grave disagio per motivi svariati come per esempio di lavoro può diventare tossicodipendente. La droga è in questi casi una fuga dalla realtà, un modo per lasciarsi indietro i problemi. Purtroppo rifugiarsi negli stupefacenti per evitare di guardare in faccia le proprie difficoltà è una cosa che non porta a soluzioni ma aggrava ulteriormente le cose.
 
Educare per prevenire
 
LA BACCHETTA MAGICA
 
Anche soltanto dalla breve analisi condotta fin qui appare chiaro che la tossicodipendenza è difficile da combattere perchè è la risultante di tante variabili che possono essere di ordine sociale, economico, personale ecc. La convergenza di tanti possibili fattori, in varia misura concorrrenti, rende impossibile non solo individuare un fattore causale “principale”, ma anche di conseguenza l’adozione di un’univoca strategia per arginare il fenomeno.
 
Certamente la droga non va sottovalutata come indicatore di un certo disagio sociale e in tal senso appare come una denuncia delle vittime nei riguardi della società. Una società tutta tesa al profitto, che non lascia spazio alla persona, che risponde ai bisogni dando soldi, vestiti, cibi, che abitua alla risposta immediata, a vivere di sensazioni superficiali, a ritmi frenetici. Tutto questo ha conseguenze negative sull’evoluzione della persona. Non per niente sono proprio gli adolescenti i più esposti a questo genere di rischio, proprio perché nella strutturazione della loro personalità avrebbero bisogno di alcune attenzioni che la società non offre loro. Il loro malessere è quindi una denuncia verso la disumanità di questa società e un buon educatore non farebbe bene il proprio mestiere se non sapesse individuare i lati deficitari della società e non li denunciasse.
 
Però limitarsi a questo non basta. Un genitore, un educatore sente l’urgenza di rispondere alle esigenze della persona che gli sta davanti e non può aspettare che politici, economisti, sociologi e quant’altri si mettano d’accordo per organizzare una società a misura d’uomo.
 
Sovente, soprattutto i genitori, vorrebbero sapere qual è il comportamento più efficace per tener lontana la droga. Abbiamo visto che può finire nel vortice della droga sia chi ha avuto un’infanzia infelice che chi ha avuto tutto e persino troppe attenzioni. Il rapporto genitori-figli è comunque spesso un fattore cruciale. Eccessiva severità, come al contrario lassismo o assenza sono, per motivi diversi, ugualmente dannosi. Ugualmente abbiamo visto che l’iperprotettività o relazioni affettive che non favoriscono la corretta acquisizione dell’autonomia e dell’indipendenza da parte dei figli possono essere fattori di grave pregiudizio riguardo alla loro capacità  di difendersi dalle  droghe. Come comportarsi? Difendere con tutti i mezzi un ragazzo dalla droga o lasciargli fare le sue esperienze, sperando che vada tutto bene?
 
Probabilmente la soluzione sta nel mezzo: un genitore o un educatore non devono né abbandonare il ragazzo al suo destino né cercare di farlo vivere in un mondo ovattato. Bisogna far camminare i giovani con le loro gambe, ma anche insegnare loro a stare in piedi. Abbiamo visto che trasmettere al giovane valori, regole, modelli è importante, ma nello stesso tempo bisogna rispettare la sua originalità e la sua crescente capacità durante la crescita di autodeterminarsi. E’ importante perciò ricordargli che lui è unico, che la sua vita, pur nel rispetto del vivere sociale, appartiene a lui e a nessun’ altro e che la sua esistenza sarà più ricca quando sarà “drogato” d’orgoglio verso se stesso e “drogato” per tutte le sensazioni e le emozioni che la vita, quella vissuta e non quella comprata, sola ti può dare.
 
Perciò è decisivo abilitare ogni ragazzo a prendere in mano la propria vita, permettendogli di assumere le responsabilità che gli competono e facendogli capire che nella costruzione della sua vita le scelte che farà hanno un’importanza fondamentale.
 
EDUCARE ALLA SALUTE
 
In quest’ottica di responsabilizzazione si è scoperto che un errore del passato era quello di demonizzare la droga. Oggi si preferisce puntare di meno sull’informazione e sulla dissuasione terroristica dalla droga e invece di più sul concetto di salute e di risposta adeguata ai propri bisogni.
 
Gli stessi progetti di prevenzione contro le droghe vengono ormai inseriti in un discorso più ampio di educazione alla salute. In accordo con le dichiarazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si intende per salute uno stato di benessere riferito a vari aspetti: fisico, psichico e sociale. Nel concetto di salute non è sufficiente tener conto  solo dell’assenza di malattie, poiché si guarda alla globalità dell’individuo come essere in rapporto con un ambiente e alla qualità di questa relazione.
 
Educare alla salute comporta anzitutto insegnare all’individuo un atteggiamento di base che lo porti ad essere rispettoso della propria salute nell’interesse proprio e della collettività.
Promuovere la salute significa sia favorire la realizzazione delle potenzialità dei singoli, sviluppare le loro capacità di socializzare e la loro abilità nell’autogestirsi per soddisfare i propri bisogni e raggiungere degli obiettivi, sia migliorare le condizioni di vita da un punto di vista igienico e sociale.
 
A livello pratico deriva l’impegno a sviluppare le potenzialità del giovane e metterlo in condizione di soddisfare i suoi bisogni fondamentali. Questo vuol dire imparare ad  ascoltarsi, a riconoscere i propri bisogni a soddisfarli in maniera adeguata. Se non lo si fa, si arriva facilmente al fenomeno droga. Infatti le droghe sono considerate come una sorta di “piacere sostitutivo”. Ma il vero piacere, quello che dà  “gioia”, è quello che si conquista, non quello che si compra.
 
ALCUNI PUNTI DI EDUCAZIONE ALLA SALUTE 
  • Aiutare i giovani nella ricerca e nell’espressione della loro personalità, valorizzare l’unicità e la ricchezza di ogni individuo, favorire la socializzazione e una serena comunicazione con adulti e coetanei
  • Educare alla conoscenza e alla corretta scelta dei valori. Il soggettivismo in materia di valori è segno di democrazia e libertà, ma sembra opportuno indicare comunque ai giovani quei valori che nella vita si rivelano importanti quali la fraternità, l’onestà, la libertà, la razionalità, l’autorealizzazione anche nell’incontro con l’altro,  il rispetto delle diversità ecc.
  • Potenziare le capacità di saper valutare bene le scelte che si pongono nella vita di ognuno. Alcuni dei valori sovracitati rimandano direttamente alla responsabilità personale, ai processi di decisione, all’importanza di non farsi condizionare dagli altri in maniera sbagliata. Ci sono tecniche che favoriscono sia la libera espressione di tutti in gruppo, sia il raggiungimento del massimo accordo. Tutto è legato a un concetto di partecipazione pratica: collaborando e facendo ognuno la propria parte l’individuo non soggiace al gruppo ma partecipa ad esso apportando il proprio contributo e utilizzando quello fornito dagli altri.
 
Bisogna dare al gruppo informazioni corrette ma non eccessive sulle singole droghe. Infatti, parlandone in maniera troppo mirata, spesso si rischia di stimolare nei ragazzi una curiosità controproducente. E’ opportuno  quindi integrare il problema droga in quello più generale della “dipendenza da sostanze” dove si comprendono anche farmaci, alcool, fumo, anabolizzanti e integratori chimici. Bisogna evidenziare i rischi ai quali si va incontro in ogni tipo di dipendenza e far capire che la dipendenza non risolve i problemi, ma ne  crea altri molto gravi. La realtà dei fatti dimostra che se l’uso di droghe pesanti è devastante, quello di altre sostanze (compreso il tabacco e l’alcool) rischia di dare disturbi e patologie fisiche e psichiche. Abbiamo già parlato di come le droghe leggere siano una sorta di status symbol per molti adolescenti e di come eliminare il problema sia praticamente impossibile. Bisogna allora privilegiare la prevenzione dell’abuso anche di queste sostanze.
 
Dott.ssa Valentina Sciubba
 

 
 


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