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ROP

RETINOPATIA DEL PREMATURO

E’ una grave malattia che colpisce il neonato di basso peso alla nascita ( < 1.500 gr. circa) e di bassa età gestazionale (< 30 settimane circa).

Descritta per la prima volta soltanto 55 anni fa, ha acquisito rapidamente il primo posto fra le cause di cecità nei bambini, nei paesi più ricchi. Sebbene i dati epidemiologici non siano univoci, circa il 50% dei neonati con peso alla nascita inferiore ai 1.250 gr. presenterebbe una ROP, seppure solo al I stadio.

E’ un'affezione vascolare-retinica multifattoriale  legata ad uno sviluppo anomalo dei vasi sanguigni della retina ed alla conseguente formazione di tessuto cicatriziale all’interno dell’occhio.

I vasi sanguigni che portano nutrimento alla retina costituiscono una delle strutture oculari che nell’embriogenesi maturano per ultime, completando la loro crescita al termine della gravidanza (circa verso la 40° settimana).

Ciò vuol dire che nel neonato pretermine la vascolarizzazione della retina non è ancora completamente sviluppata.

Questa maturazione può comunque realizzarsi normalmente dopo la nascita; in altri casi tuttavia i vasi sanguigni della retina immatura possono svilupparsi in modo anomalo dando così origine alla ROP, la cui evoluzione può portare, nel suo ultimo stadio (V), ad un distacco di retina.

L’esperienza clinica ha dimostrato che, per evitare la cecità del neonato, si deve cercare di non fare evolvere la ROP verso la sua forma cicatriziale (distacco di retina), ma che la si deve bloccare, per quanto possibile, nei suoi primi stadi, il che richiede un follow-up precoce, preciso e costante di tutti i piccoli prematuri, fino al raggiungimento della completa maturità retinica.

A tale scopo i piccoli a rischio devono essere spesso  sottoposti, prima e dopo l’eventuale intervento, ad esami ultraspecialistici (oftalmoscopia binoculare, PEV, ERG, ecografia oculare) indispensabili per la valutazione della patologia in oggetto.

Nel caso la ROP raggiunga il cosiddetto “stadio soglia”, essa va trattata, senza indugio, chirurgicamente, in un ambiente oculistico pediatrico superspecializzato ed attrezzato,  che garantisca oltre all’intervento di crioterapia, anche un’adeguata assistenza pre, intra e post-operatoria, da parte di neonatologi ed anestesisti-rianimatori.

A cura del Dott. Salvatore Capobianco
specialista in Oculistica presso l'università di Napoli


  
  
    

 

 
 


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